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Affiliata a: F.I.S.S. (Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica) - E.F.S. (European Federation of Sexology) - W.A.S. (World Association for Sexual Health)
Associazione Italiana Sessuologia Psicologia Applicata
A.I.S.P.A.

Presidente prof. Willy Pasini

Traumi infantili ripetuti e soddisfazione sessuale

 

TRAUMI INFANTILI RIPETUTI E SODDISFAZIONE SESSUALE

 

L’insoddisfazione sessuale risulta essere una condizione molto diffusa, in particolar modo all’interno di una coppia stabile. Determinata da fattori psicosessuali e relazionali, presenta attualmente un’ascesa costante. È ormai noto che il benessere sessuale sia influenzato da ansia, depressione, problemi di comunicazione tra i partners, gelosia o di contro attaccamento evitante/morboso. Ma perché tutto ciò si manifesta? Da dove deriva tutta questa complessità sintomatica? Traumi evolutivi precoci influenzano negativamente il comportamento e l’attitudine verso la sessualità, in particolar modo facendo sì che la persona sviluppi condotte compulsive o di evitamento, ansia da prestazione e insoddisfazione sessuale. Il trauma può essere uno o più di uno saltuario (ACE – Adverse Childhood Experience/s) oppure concatenarsi in una spirale continua di traumi multipli (CACE – Cumulative Adverse Childhood Expercience/s). Questi episodi traumatici sono ascrivibili a: abusi fisici/sessuali (subìti o visti), abbandoni, negazione genitoriale, maltrattamento psicologico subìto o del quale si è stati testimoni. Superfluo dire che l’essere stati esposti ad un solo trauma non è assolutamente paragonabile all’essere stati vittime di eventi continui e costanti, che vanno a trasformare la persona in un vero e proprio sopravvissuto, con conseguenze psicologiche e relazionali. Coloro i quali rientrano in quest’ultimo caso manifesteranno molto probabilmente problemi di attaccamento (morboso o evitante) verso il partner, stati dissociativi, timore di essere abbandonati, senso di perdita, paura di essere ancora vittime di violenza, percezione di pericolo costante. Nonostante la letteratura a riguardo sia scarna di esempi, è un dato riscontrato la presenza di abusi sessuali nella storia di molti pazienti richiedenti consulenza sessuale. Un caso? No. Ed è per dimostrare questo legame che Brigas, Godbout, et alt. hanno condotto uno studio presso l’Università del Québec e pubblicato nel 2017 sul Journal of Sexual Medicine; esso parte dal presupposto che situazioni problematiche come quelle descritte trovano terreno fertile se uno o entrambi i partners della coppia abbiano vissuto situazioni traumatiche (CACEs) durante l’infanzia, preadolescenza o adolescenza. Pertanto il gruppo di ricerca si è posto i seguenti obbiettivi: 1. stabilire la prevalenza di CACE e bassa soddisfazione sessuale; 2. Valutare la presenza di eventuali sintomi psicologici correlati; 3. Riscontrare i problemi di attaccamento.
Furono scelti 307 partecipanti adulti, di entrambi i sessi, selezionati tra i pazienti di partecipanti ad un corso di sessuologia. Di età media di 38 anni, possedevano una cultura elevata (laurea, diploma), erano per l’84% eterosessuali e impegnati in una relazione (15,4%), conviventi (31,1%) o sposati 15,7; il 37,7% risultava invece single. Le diagnosi, compiute sulla base del DSMIV-TR spaziavano da: disturbo del desiderio ipoattivo (60%), disfunzione erettile (11%), anorgasmia femminile (11%), dolore sessuale (9,5%), eiaculazione precoce (5%), disturbo dell’orgasmo maschile (5%), avversione sessuale femminile (1,2%).

  • un questionario costituito da 17 items, con la richiesta che fosse compilato senza l’intervento dell’eventuale partner, per valutare la presenza di CACEs. In particolare si cercò di risalire a eventi quali: abusi fisici/sessuali/psicologici (e alla relazione con l’abusante), rifiuto psicologico/fisico, esposizione a violenza familiare, bullismo;
  • GMSEX: per il rilevamento della soddisfazione sessuale;
  • 10 items sulla dissociazione estrapolati dal Trauma Symptom Inventory;
  • 13 items del Beck Depression Inventory;
  • Psychiatric Symptom Inventory – 14 per valutare la presenza di depressione, ansia, aggressività, problemi cognitivi;
  • DAS-4 per la soddisfazione di coppia;
  • Versione ridotta di ECR – 12 per misurare il livello di attaccamento.

Dai risultati emerse:
1. una prevalenza attesa di CACEs: 58,1% nelle donne e 51,9% negli uomini;

2. presenza di dissociazione (23,2%);
3. presenza di depressione (46,8%);
4. attaccamento ansioso nel 71% dei casi, evitante nel 65,5.
5. Difficoltà relazionali (40,7%).

I dati dimostrarono pertanto una diffusa presenza di traumi plurimi pregressi che vanno ad inficiare il benessere sessuale delle persone prese in esame. I principali traumi segnalati furono maltrattamento/abuso sessuale, fisico, psicologico, rifiuto/abbandono. La complessità della sintomatologia presentata da molti dei pazienti richiedenti consulenza sessuale rimane ascritta ad esperienze traumatiche che devono, con la dovuta cautela, essere necessariamente indagate. In letteratura sono poche le ricerche a riguardo, e come questa, non esenti da limiti. In questo caso i questionari non solo sono stati somministrati esclusivamente ad uno dei due partners, ma sono deficitari di altri aspetti psicologici che dovrebbero essere indagati: disregolazione affettiva, consapevolezza, disturbi di personalità, PTSD, presenza o meno di supporto parentale/sociale.

COMMENTO
Argomento complesso e scivoloso, quello del maltrattamento infantile. Per decenni Van der Kolk in America si è battuto per far aprire gli occhi su quanto accadeva e accade all’interno delle famiglie, di come la violenza si incanali nelle relazioni. È una catena, lunga generazioni, che sembra non voler giungere mai al termine. Eppure, prima o poi, arriva l’uomo o la donna che ha la capacità, la forza e il coraggio di spezzare questa catena. La terapia, sia psicologica che sessuale, dovrebbe risultare la pista di lancio per prendere il volo e andarsene lontano. Metaforicamente, ma anche no. Tra le domande di consulenza, quella per capire se ci sono stati abusi è sempre lì, e viene posta nella speranza di poter sentirsi dire: “No, che io ricordi”. Perché affrontare e rielaborare un abuso è difficile sia per il paziente che per il terapeuta. Indagare un maltrattamento è come camminare su una pista ghiacciata: è un costante equilibrio precario, sospeso tra domande e risposte. Ritornare a vivere si può, è importante far passare il messaggio. Perché la violenza familiare viene giustificata dalle vittime, per loro gli abusi, le offese, le minacce erano il linguaggio corrente. Non stupiamoci se viene perpetrata. Bessel Van der Kolk, per decenni impegnato nel riabilitare reduci del Vietnam, iniziò ad occuparsi di bambini maltrattati e di adulti che lo sono stati: EMDR, ipnosi, terapia comportamentale, yoga, role playing, teatro. Il lavoro per riconnettere mente e corpo è essenziale, perché come viene ferita l’una, viene ferito inevitabilmente anche l’altro. È come essere chiusi in un’armatura che non si vuole aprire oppure si ha una paura folle che possa proprio succedere. Quindi non stupiamoci se il corpo non risponde al piacere come si vorrebbe, spesso una carezza o un tocco erotico evocano tocchi che non avrebbero mai dovuto esserci, dati da coloro che non avrebbero mai dovuto darli.

Federica Casnici
Psicologa, sessuologa clinica