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Affiliata a: F.I.S.S. (Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica) - E.F.S. (European Federation of Sexology) - W.A.S. (World Association for Sexual Health)
Associazione Italiana Sessuologia Psicologia Applicata
A.I.S.P.A.

Presidente prof. Willy Pasini

 

Disorgasmia maschile

 

La Disorgasmia (in inglese “Dysorgasmia”) è un termine associato all’espressione “eiaculazione dolorosa”. Nonostante l’eiaculazione e l’orgasmo siano due manifestazioni  differenti, esse avvengono solitamente contemporaneamente. Esistono però alcune condizioni per cui gli uomini effettivamente eiaculano senza avere l’orgasmo e viceversa: ciò accade quando quest’ultimo viene completamente o parzialmente sostituito una sensazione dolorosa ( antecedente o posticipata rispetto all’eiaculazione) e pertanto si parla di Disorgasmia. 
Le cause mediche di questa situazione possono essere: conseguenza di prostatectomia radicale e possibile intervento radiante sulla pelvi per secondarismi, prostatiti croniche, sindromi neurologiche o metaboliche e sindrome da dolore pelvico.
Approssimativamente dal 12 al 14% degli uomini sviluppa disorgasmia dopo il trattamento per il cancro alla  prostata. Si manifesta anche nel 56% degli uomini con dolore pelvico cronico e nel 74% degli uomini con malattia cronica della prostata; in quest’ultimo caso si possono manifestare sintomi a intermittenza. 
La disorgasmia correla spesso con altre disfunzioni sessuali come esito o come protezione rispetto al dolore. Possiamo trovare un calo del desiderio o addirittura un’avversione sessuale, ma la problematica maggiormente associata è la disfunzione erettile che si verifica a causa dell’ansia anticipatoria che viene generata dalla paura di provare dolore durante l’eiaculazione. 
Altra situazione paradossale è che la disorgasmia può sottendere una situazione di sterilità come l’ostruzione del dotto eiaculatorio.
Il trattamento di questa condizione è difficile, soprattutto perché non si conosce l’eziologia. I trattamenti attuali includono a-bloccanti, terapia muscolare del pavimento pelvico o disostruzione del dotto eiaculatorio. Nessuno di questi ha risultati certi, anche perché a causa della frustrazione,  tanti pazienti vanno in drop-out dalle terapie.
Fare una buona anamnesi sessuale è la strada verso il riconoscimento del problema e della sua soluzione.  

COMMENTO

A seguito un caso clinico esemplificativo della problematica appena presentata. 
Il paziente, 50 anni, presenta fastidio, bruciore e spesso dolore che sente a volte durante l’orgasmo, a volte dopo. Egli vive da solo e non ha mai avuto una storia duratura con una donna. Per quanto riguarda il suo rapporto con la sessualità, dice essere un universo che ha sempre guardato con diffidenza e che non è mai riuscito a capire se percepisse il sesso come qualcosa di piacevole o semplicemente come una modalità per avere un contatto con un suo simile di sesso opposto. Egli definisce la sua donna ideale come dolce e non sessualmente prepotente, ma racconta di relazioni avvenute solo con donne diametralmente opposte. I dolori descritti non si verificano quasi mai durante la masturbazione e quasi mai spontaneamente. Quando giunge alla mia osservazione, in contemporanea a questo problema mi descrive anche un forte senso di anergia nei confronti del sesso, una sparizione delle fantasie e la possibilità di porter fare a meno di qualsiasi attività sessuale (la disorgasmia sta per essere camuffata da un disturbo del desiderio ipoattivo). Subito mi dedico alla ricerca di una possibile causa medica: vista l’età penso a patologie prostatiche, a possibili infezioni sessualmente trasmesse o delle vie urinarie che possono aver cronicizzato. Il paziente non presenta alcuna comorbilità e non assume alcuna terapia farmacologica, se non qualche goccia di ansiolitico nei periodi particolarmente difficili. Dopo l’esame obiettivo, prescrivo: esame delle urine, sperimiogramma con spermicoltura, tampone uretrale, uroflussimetria, assetto ormonale del testosterone e della prolattina, eccetto l’ecografia prostatica, appena eseguita per altri motivi con esiti negativi. Nonostante  gli esiti negativi degli esami eseguiti, la sintomatologia permane e si intensifica.
Proseguendo l’anamnesi delle relazioni del paziente, scopro, dopo vari tentativi di ottenere informazioni, che il fantomatico dolore non è stato sempre presente nello stesso modo: la sua intensità variava in funzione della partner con la quale stava: la disorgasmia aumentava o diminuiva in funzione della felicità e del benessere che provava con la partner del momento.
A questo punto chiedo se sia presente una nuova relazione nella vita del paziente, il quale risponde in maniera affermativa, ma subito sottolineando il fatto che non sia molto convinto dell’affetto che prova verso questa donna a causa della scottatura ancora viva dell’ultima relazione. La problematica di dolore si manifesta di nuovo anche con quest’ultima. Propongo pertanto una terapia di coppia che viene accettata. Nelle sedute l’obiettivo è orientato a creare una relazione affettuosa tra i due, attraverso l’uso  di prescrizioni ad hoc quali fcalizzazioni sensoriali unite alla proibizione di fare sesso (per eliminare l’ansia galoppante di lui sull’argomento). Dopo quattro sedute di coppia, iniziano a sentire che la relazione non è più tiepida e occasionale, ma si dicono molto più legati e in connessione, una vera coppia. A distanza di un mese il paziente non presenta più sintomi di disorgasmia. 
Una volta escluse le cause mediche, possiamo trovare addirittura una disorgasmia con eziologia prettamente psicologica. 

Roberto Genoni
Medico e consulente sessuale